I numi della sera
Cercateci dentro cercateci di lato
Tra un muro e l’altro tra file e noi
Tra i numeri e la sera stanca alle imposte
Da aprire alla luce se buia avanza dalla collina
Mentre il fiume scorre e la notte allieta
la luna
Tu con i pantaloncini ora corri da grande
Essì, me li tolsi da tempo, da quando vidi la rosa
E mi punsi il dito mentre piangevo
e pregavo ai numi
interpretata da ©ventodimusica

Questo frastuono
Come quando anche tu
e forse adesso
noi
o solo tu ed io
senza l’altra tra i visi
e poi ancora noi
tra i piaceri
e l’imbuto
o forse un destino
ancora insonne
e una damigiana vuota
quando i se
Come se far l’amore
o le insidie del tempo
tra il volere e il desiderio
quando pasqua e le colombe
o il ciabattino e i sandali
del netturbino
a spazzare quei ricordi
e poi dall’alto
quei fogli appesi
tra i crisantemi e il bacio
di domenica.
Questo frastuono
i cerchi
O anche sulle cosce
a porgerti
il danno e la promessa
e l’affanno
ad ingrossare i dubbi
di cui l’uno
e le altre accanto,
mentre i tremori
e il caldo dell’estate
salire alla mensa
della dubbiosa attesa
O anche noi solo così,
noi, finestre socchiuse agli eventi
sugli avamposti del mai
frastuoni, ai sogni in occhi
aperti se le stelle, e tu le vedi,
mi dissero,
ai nati

"La bella poesia" (Ormedelcaos)
declamata da ventodimusica
La bella poesia
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novele stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido
Nuvole:
Noi oggi
nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono
Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell’intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d’oggi
Ci offriva alle mani richieste
E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene
tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l’altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia
e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all’offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli
nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie
dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi
ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai
E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l’olio che ci diedero al mattino
Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi
mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l’altra, dissero in coro
Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?
sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano
L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa
dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch’era già tardi e scapparono in strada

Cantateci l'alba
Cantateci l'alba, questa sera
Cantateci l'amore
Mentre la passione trema
E la paura ci prende
Fermateci il seme dell'odio
Diteci dei campi
Diteci di noi
Noi senza numeri
Noi senza patria
Noi e la storia
Noi e un nome disperso
Tra la strada e la vita
Noi di ieri e noi di domani
Noi con due mani e due piedi
Noi senza volto
Noi senza niente.
interpretata da ©ventodimusica
foto Copyright © ormedelcaos
Orizzonti degli eventi
Nella fisica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg stabilisce che:
inoltre quantifica esattamente l'imprecisione (vedi cifra significativa di una misura).
È una delle chiavi di volta della meccanica quantistica e venne formulato da Werner Heisenberg nel1927.
Il principio non si applica soltanto alla posizione e alla quantità di moto, ma a qualsiasi coppia di variabili canonicamente coniugate. Nelle formulazioni moderne della meccanica quantistica il principio non è più tale ma è un teorema facilmente derivabile dai postukati.
In generale, qualunque coppia di grandezze osservabili generiche, che non siano nella relazione di essere compatibili, non si potranno misurare simultaneamente, se non a prezzo di indeterminazioni l'una tanto più grande quant'è più piccola l'altra.
da wikipedia
interpretata da ©ventodimusica
quella pecora al recinto corre non la vedo
non ho sentito
avrei potuto
d'un sussurro quella voce
più d'un sogno ho sognato
questa notte
agreste è la storia che fosse
quando la luna dal freddo ti toglie
campestre d'un gioco
debordante voce
vetustà d'un credere
a riva implosa viene l'alba
e d'un fanciullo in cerchio espresso l'infinito
d'un silenzio senza moka che di lontano
ancora sgorga
e non è pace addì chi di è
quasi del nulla un sorriso
ubriacatura tecnologica del giorno
incolla dicesti più solitudini nel dunque
E' notte, e
tu che sempre
a me vicina stai
d'accanto
Amore mio
tu: dormi;
in grazia, ché
di giorno, domani: posi
e adesso d'ancora
ch'é notte invece, io: prendo!
Dormi.
Possa d'aiuto al meno
della tua notte portar
la notte mia; dopo
che io, io: se quel suono
a me d'ancora un po' partiene,
che
a notte son
nel giorno: quel giorno
che in dì
porta pene, e sono qui
a
giorno di quel
buio, che
a notte io
veglio.
Tanto tu
di tanto abbandonata al canto
sei di pace al sogno:
mio, che
abbandonasti il tuo, d'onde a me:
che fosse il mio
lenir
d'una notte al
naufrago di giorno del cammin
di vita mia:
scommessa; sconnessa
d'una vita, in canto
d'errato; di trastulli
in pace: ch'erra.
Tu dormi
amore mio,
che doloroso a te è quel sogno
che di giorno
a me, domani tu, indarno, a me
porgerai.
E' notte, e poco prendi!
Al molto domani volgerai.
Mutato, in sogno d'amore il tuo
domani
porterai al giorno mio; che misero
ancor, a notte veglia.
Indarno sogni
e ti ringrazio, in sonno.
E, come potria sennò sbarcar
la pena mia, dopo
che troppo ebbi l'amaro
portato in porto?
Domani: io
a te darò, dolce d'un verbo
l'inganno, la mia pena
e tu
il sogno, che tu or neanche
chiamata sei
a consumare, seppur lo sogni;
ché qual, nutrice
vergine ancor
di
dono, al misero dovrà alleviar la pena;
ché al misero,
non basta dono, per alleviargli
il danno suo.
Dormi, e
neanche il sogno ti appartiene.
Duro il tuo fato, oh bella mia!
Ed io, se ancora
quel suono mi partiene, che
non nascosi al pianto:
sciolgo.
Tu dormi
ed io che, misero, ebbi
portato il canto.